venerdì 13 novembre 2009

rifiuti...


Quando ci si trova in montagna a fare trekking, a fare una gita o più semplicemente a fare un pic nic spesso ci troviamo di fronte a bottigliette vuote, carta, avanzi di cibo e ad altri rifiuti.
Inutile dire che la cosa migliore da fare è mettere tutto in un bel sacchetto e traspostare l’immondizia sino al primo bidone; purtroppo non siamo tutti uguali e ci sono persone maleducate che ignorano tutto questo e abbandonano i rifiuti durante il loro cammino, contribuento a sporcare e deturpare ambiente e natura.

Partendo dal presupposto che questo non è un problema solo della montagna ma anche nelle nostre città, strade e vie sono spesso “sporcate” dal menefreghismo della gente, l’impatto che i rifiuti abbandonati hanno sulla natura è devastante.

Pensate che ogni anno vengono abbandonati “tonnellate” di rifiuti sulle montagne, nei parchi, nei boschi… insomma nel bel mezzo della natura; ed in questo dato non sono comprese le montagne (milioni di tonnellate) di rifiuti che vengono lasciate nei campi base delle montagne oltre i 5.000 mt, dove l’impossibilità di raggiungere questi luoghi con mezzi di trasposto e il “traffico” costante di persone genera enormi quantitativi di rifiuti senza la possibilità di smaltimento.

I rifiuti abbandonati nell’ambiente oltre a “sporcare” e deteriorare l’aspetto del paesaggio, hanno un impatto importante poichè i tempi per la decomposizione totale del rifiuto sono spesso mesi, anni e molte volte anche secoli. Vi lascio di seguito un tabellacon indicati alcuni tempi di decomposizione:

- torsolo mela : 5-6 mesi
- buccia banana: 8-10 mesi
- buccia arancia: 2-4 anni
- fazzoletto carta : 2-3- mesi
- carta caramelle/cioccolatino: 4-5 anni
- gomma masticare: 5 anni
- pacchetto sigarette: 10-20 anni
- barattolo conserva: 50 anni
- polistirolo: 50 anni
- lattina alluminio: 20-200 anni
- scheda telefonica: 10 secoli
- sacchetto plastica: 500 anni
- bottiglia plastica: 5-10 secoli
- bottiglia vetro: 40 secoli

(fonte LoopLetal http://www.aopletal.net/)

domenica 8 novembre 2009

Vigo di Fassa, Antermoia, Campitello di Fassa -p.te 2-


Ripreso il nostro cammino, eccoci sul passo Principe (2599 mt. slm.); qui l'omonimo rifugio, con le sue persiane bianco/rosse, risalta in mezzo al grigio che ormai ci circonda. Ci incamminiamo su un sentiero marcato ma abbastanza impegnativo per la sua pendenza, fino a scollinare in direzione della Val Duron.
La discesa ancora impegnativa ci porta in una grigia distesa di pietre, dove un tempo dominava il lago ora ormai ritiratosi alle spalle del Rif. Antermoia (2497 mt. slm.).
Il paesaggio quasi lunare, lentamente si interrrompe e proseguendo nella nostra discesa entriamo nel verde della Val Duron, luogo magico e caratteristico. Piccole baite e caratteristici bovini ci accompagnano al rif. Micheluzzi (1850 mt. slm.) e da qui, dopo un breve tratto di asfalto, entriamo nell'abitato di Campitello di Fassa (1448 mt. slm.).
L'escursione è stata fatta da me nell'ormai lontano 2003, benchè il sentiero sia ben tracciato, per la sua lunghezza e per i dislivelli affrontati si tratta di un percorso piuttosto impegnativo che necessità di ottime condizioni meteo e una di buona attrezzatura da trekking.

sabato 31 ottobre 2009

Posto che vai, Rifugio che trovi.

Vecchie pietre accatastate che sostengono travi in legno, porte in legno con intarsi centenari, luci suffuse, tovaglie a quadretti ed un vecchio bancone con appese le classiche spille da bastone. Spesso ci siamo trovati durante le nostre escursioni ad entrare in rifugi e baite, facendo così un salto nel passato, quando gli scarponi erano solo in pelle e quando maglioni in lana a collo alto sostiuivano gli attuali pile e zip. Ora pero' e sempre piu', le porte automatiche hanno sostituito le care amate molle, le ordinazioni non si "urlano" piu' all'Oste, il quale non si muoveva neanche da dietro il suo bancone, ma vengono digitate su complicatissimi palmari. Al di fuori, di rifugi o baite pero' qualcosa non cambia mai, loro, le montagne, sono sempre lì, forse sempre meno bianche e forse sempre piu' grigie, pero' sempre fedeli ed impassibili al tempo che passa.

mercoledì 28 ottobre 2009

Vigo di Fassa, Antermoia, Campitello di Fassa -p.te 1-

Da Vigo di Fassa (1393 mt slm.) raggiungiamo il rif. Ciampedie (1998 mt slm.), con l'omonima funivia.Immersi in un bosco da "favola" e seguendo il sentiero pulito e perlopiu' pianeggiante arriviamo al rif. Gardeccia (1948 mt. slm.)
Innanzi a noi si erge il gruppo del Catinaccio, un massiccio dolomitico affascinate e spettacolare.
Da qui il sentiero largo e ben segnato, inizia lentamente a salire fino a trasformarsi in una serie di tornanti stretti, che finiscono al rifugio Vajolet (2243 mt. slm.). Ad est, a fare da guardia all'omonimo rifugio, guardano la valle le Torri del Vajolet, un gruppo di guglie rocciose, tempio di ferrate e arrampicate; mentre a nord ci attende una piu' impegnativa salita fino al rif. Principe (2600 mt. slm.)

martedì 13 ottobre 2009

"Enrosadira"

Enrosadira, (in ladino: “diventare di colore rosa”) è un fenomeno suggestivo e spettacolare che si può osservare in tutte le Dolomiti; la natura ci offre qualcosa di magico e nelle sere estive, quando l’aria è frizzante e limpida quando il sole lucente tramonta, le vette delle montagne si colorano passando dal rosso acceso all’arancione, dal rosa al violetto, per poi sparire nel buio delle notti alpine. Scientificamente il fenomeno è causato dal fatto che le ripide pareti delle Dolomiti sono composte da carbonato di calcio e magnesio, la luce riflessa in combinazione con l’atmosfera e le temperature dipingono queste montagne di una bellissima colorazione rossa o rosa.
Le popolazioni ladine, tramandano ancor oggi la “Leggenda di re Laurino”, che darebbe una diversa spiegazione al fenomeno dell’ Enrosadira.
(post realizzato da http://www.aopletal.net/)